Editoria for dummies
Pubblichiamo questo articolo uscito sul sito di Acta, la foto è di Umarell
La liquidazione volontaria di Hoepli Spa – casa editrice + quattro piani di libreria in centro a Milano – è un corso accelerato sullo stato dell’impresa editoriale in Italia: un caso in cui tutto è andato talmente storto che i problemi della classe dirigente culturale italiana emergono con una precisione incredibile. Proprio come in uno dei manuali “For dummies” del catalogo Hoepli, vediamo con pratica stringatezza le lezioni principali di questa vicenda.
We-are-family
Le svariate appiccicose varianti della frase “Siamo una grande famiglia” infestano tante case editrici – dal piccolo progetto personale dello spaccone che, mentre ti chiede di lavorare nel weekend, sta rimpiangendo di non aver investito l’eredità della nonna in Bitcoin – alle realtà più strutturate, perfino storiche, dove l’omertà sui problemi e la dedizione assoluta sono spacciati come conditio sine qua non per tenere in piedi la baracca.
Quasi sempre, la situazione in casa editrice è talmente tesa che alcuni membri della grande famiglia hanno bisogno di prendersi delle lunghe vacanze ai tropici per stemperarla. In questi casi la definizione di famiglia si restringe, escludendo chi lavora e comprendendo solo l’albero genealogico della proprietà.
Nel caso di Hoepli queste dinamiche assumono fattezze ipertrofiche, come se la favola di Cappuccetto Rosso fosse presa in mano da una produzione hollywoodiana con un budget illimitato. Come ricostruito dai quotidiani, 89 persone si troveranno in cassa integrazione a 0 ore a causa di… una lite tra cugini: da una parte “i fratelli di maggioranza” dall’altra “il cugino”.
La trama avvincente di questo scazzo comprende: un’eredità divisa con criteri discutibili, sentenze in Svizzera e in Liechtenstein, una serie di ingiunzioni legali da record. Ci si perde a seguire le dichiarazioni, con il ramo cadetto che si propone come cavaliere bianco – con un piano per modernizzare la gestione aziendale – mentre i tre fratelli preferiscono un profilo più basso, non privo di momenti di indiscutibile intensità drammaturgica: come riferisce il Corriere, l’amministratrice delegata ha personalmente strappato e buttato nel pattume i volantini attaccati dai lavoratori e dalle lavoratrici della libreria.
Nel frattempo, tra un bilancio e l’altro, il costo del lavoro è stato tagliato del 14,6%.
Un’apocalisse dopo l’altra
Se dovessimo scegliere un patrono per gli editori italiani sarebbe sicuramente un predicatore della fine del mondo, un idealtipico Savonarola.
Sembra inevitabile che, interpellati sullo stato di salute del settore, i nostri capitani (o quantomeno caporali) d’industria usino la la parola “crisi”. I moloch sono vari e mutevoli: l’ebook, i social, il costo della carta, i supermercati, gli smartphone, la pirateria, l’inflazione, i lettori che non leggono, la guerra in Ucraina, la pandemia…
Il concetto è chiaro: se il lavoro editoriale viene sfruttato – tra compensi bassi, sotto inquadramenti, stage e finte partite iva –, se i libri costano troppo, se gli errori di stampa, i refusi, le copertine oscene vomitate dall’AI proliferano… Non è mai colpa degli editori.
Le giustificazioni accampate dai soci di maggioranza per la situazione economica Hoepli nell’ultimo periodo sono una masterclass di scaricabarile, le migliori sono:
- Amazon, una realtà (diabolica, ça va sans dire) che è parte strutturale del mercato editoriale italiano da oltre quindici anni. Non proprio una meteora caduta dal cielo. Tra l’altro, secondo gli ultimi dati di Confindustria, dopo il picco pandemico l’e-commerce ha stabilmente perso quote di mercato in favore delle librerie.
- Il mancato aggiornamento dei tetti di spesa dell’editoria scolastica. Secondo l’indagine Antitrust conclusa a dicembre, i prezzi dei libri scolastici sono aumentati al ritmo dell’inflazione, mentre i tetti di spesa sono stati definiti “poco efficaci in tale funzione calmieratrice, nonché fonte di inefficienze”. Certo, in questi anni le famiglie, mentre i loro salari rimanevano al palo, avrebbero potuto spendere ancora di più per comprare i libri di scuola. Nonostante questa bieca ingiustizia, tutte le ricostruzioni dei giornali riferiscono che la parte di scolastica della casa editrice è quella con più pretendenti, dato che va piuttosto bene.
- La Zona a traffico limitato del centro di Milano. Se le altre due scuse sono più banali, qui ci troviamo davanti a un capolavoro. La posizione fantastica della libreria Hoepli, a pochi passi dal Duomo, dove ogni giorno passano decine di migliaia di persone, diventa uno svantaggio. Certo, in centro gli affitti sono carucci… Fortunatamente la Hoepli Spa deve pagare l’affitto a Sef, la fiduciaria dei fratelli di maggioranza.
Non disturbate il mecenate
Nonostante il familismo, il vittimismo e la cialtroneria, una regola d’oro di molte case editrici è: non disturbate il Timoniere. Lui sa dove andare. Anche quando sbaglia, quando dice una stronzata… Alla fine ha sempre ragione. E se ha torto? Poco male, almeno paga. Dove lo troviamo un altro come lui?
E così attorno alle figure apicali si forma un cordone sanitario di incompetenza e rassegnazione. I problemi conseguenti vengono scaricati a valle, prima lungo l’organigramma aziendale, e poi sulla catena di fornitura di appalti, service, freelance e così via.
Come lamentato da tanti, negli ultimi tempi nella libreria Hoepli gli scaffali erano sempre più vuoti. Davanti alla flessione di vendite degli scorsi anni, infatti, era stata presa una misura di austerity: tagliare “drasticamente” il budget per gli acquisti. Così, in mancanza di libri da vendere, i conti della libreria sono peggiorati ancora di più. Chi l’avrebbe mai detto?
E adesso sembra proprio che non ci sia niente da fare. La libreria? Impossibile da salvare. La casa editrice? L’unica è venderla a pezzetti. Come consolazione, pare inevitabile, arriverà la vendita del palazzo che le ospita, progettato dagli architetti Luigi e Gino Pollini nel 1955, uno dei gioielli della Milano postbellica. La plusvalenza sarà mostruosa, ci si può solo augurare che non turberà ulteriormente la pace famigliare.
Take home messages
Non poteva mancare un paragrafo finale con un titolo in inglese e un elenco puntato, un po’ a caso ma fa molto professional.
- Al contrario di quello che si racconta, l’editoria italiana non sta in piedi grazie ai mecenati, piuttosto, sta in piedi nonostante le decisioni dei mecenati, grazie al lavoro di migliaia di professionisti sottopagati.
- La cultura, qualsiasi cosa si intenda con questo termine, non è un valore astratto, o misurabile con la lunghezza della libreria del proprio salotto. La cultura ha valore quando porta a stringere relazioni, a inventare nuove grammatiche per comprendere il presente. È per questo che vale la pena lottare per difendere i luoghi e le persone che ne favoriscono la circolazione: la partecipatissima manifestazione in sostegno dei librai e delle libraie di sabato 14 marzo ha dimostrato che questa consapevolezza si sta diffondendo molto rapidamente.
- Se vi avanzano due spicci, investite nel mattone. Se possibile, in centro a Milano.


