Interventi

Renee Good, uccisa dall’ICE, lottava per i suoi vicini

Pubblichiamo questa traduzione di un articolo di Luiz Feliz Leon per Labor Notes già apparsa anche su PuntoCritico.info

Il fischietto emette brevi suoni: PHWHEEE! PHWHEEE! PHWHEEE! PHWHEEE! Codice: ICE nelle vicinanze. Poi arriva il suono prolungato: PHWEEEEEEEEEEE! Codice: ICE ha catturato qualcuno.

Questi sono i codici utilizzati dall’intervento rapido salva-immigrati per avvisare i vicini e i colleghi della presenza dell’ICE e dei rapimenti. Gli agenti federali sono armati con armi di tipo militare. Contro di loro la gente comune usa fischietti, coraggio illimitato e l’acronimo S.A.L.U.T.E. per raccogliere informazioni: numero di agenti federali, azioni in corso, posizione esatta, uniformi che indossano, ora ed equipaggiamento/tipo di armi.

Nei corsi di formazione in tutto il paese i soccorritori simulano azioni per mostrare solidarietà agli immigrati e superare la paura sfidando il terrore. Portano avanti una fiera tradizione organizzativa americana, in continuità con una storia di lotte che hanno abolito la schiavitù, istituito i nostri grandi sindacati e vinto la rivoluzione democratica dei diritti civili.

La trentasettenne Renee Nicole Good era una paladina di quella lotta per la libertà. Come moltissimi altri americani di ogni ceto sociale fungeva da occhi e orecchie per i suoi vicini di casa latini e somali, segnalando loro dove erano schierati gli agenti dell’ICE e di altre agenzie federali.

La Good, madre di tre figli, faceva parte di un gruppo informale di pronto intervento dell’ICE Watch composto dai genitori della scuola paritaria frequentata da suo figlio. “È stata addestrata su come trattare con gli agenti dell’ICE: cosa fare, cosa non fare, è un addestramento molto approfondito”, ha detto un genitore al New York Post, un tabloid conservatore che ha cercato di dare un’immagine negativa del suo attivismo. “Ascoltare i comandi, conoscere i propri diritti, fischiare quando si vede un agente dell’ICE”.

“Le vite degli altri”

L’amministrazione Trump l’ha descritta come una “terrorista interna”. Ma chi la conosceva la descrive come una cristiana convinta, vedova di un veterano, donna queer, cantante e poetessa. “La persona che ho visto esprimersi nel suo lavoro era una scrittrice che cercava di illuminare la vita degli altri”, dice un insegnante, descrivendo il suo interesse per la vita degli anziani, dei veterani e di persone di paesi e generazioni diverse.

Come molti di noi hanno una vita frenetica ma trovano il tempo per aiutare gli altri, anche lei poco prima che l’ICE la uccidesse aveva accompagnato a scuola il figlio di sei anni. L’analisi delle riprese video da tre angolazioni effettuata dal New York Times mostra che la Good sembra allontanare il suo SUV dagli agenti federali mentre l’agente dell’ICE Jonathan Ross cammina davanti al veicolo. Poi spara tre colpi a bruciapelo contro l’auto, uccidendola in pieno giorno, ripreso dalle telecamere, non lontano da casa sua.

La moglie era con lei sul posto. “Mercoledì 7 gennaio ci siamo fermati per aiutare i nostri vicini. Noi avevamo dei fischietti, loro le pistole”, ha dichiarato Rebecca Good venerdì. “Abbiamo cresciuto nostro figlio insegnandogli che, indipendentemente dalla propria provenienza o dal proprio aspetto, tutti meritano compassione e gentilezza”.

Lo scorso settembre il cuoco Silverio Villegas-Gonzalez era stato ucciso a colpi di pistola durante un controllo stradale a Chicago, poco dopo aver accompagnato i suoi due figli all’asilo, mentre presumibilmente tentava di sottrarsi all’arresto A luglio il bracciante agricolo Jaime Alanís García si era rotto il collo cadendo dal tetto di una serra nella contea di Ventura, California, mentre tentava di sfuggire agli agenti dell’ICE che lo stavano cercando ed è morto in ospedale. Nel 2025 sono state 32 le persone morte mentre erano in custodia dell’ICE: per l’agenzia, che dalla sua fondazione nel 2003 è stata trasformata in una forza paramilitare, si tratta dell’anno più letale.

A differenza di Villegas-Gonzalez e Garcia, entrambi lavoratori immigrati latini, la Good era una cittadina statunitense bianca. Non avrebbe dovuto essere nella lista delle persone che l’ICE brutalizza impunemente a causa della loro etnia o del loro status di immigrati. Ma si è rifiutata di restare a guardare l’ingiustizia e ha cercato di aiutare i suoi vicini. Non era tenuta a schierarsi, ma lo ha fatto anche se alcuni membri della sua famiglia avrebbero preferito i contrario.

“Avrei preferito che si fosse fatta gli affari suoi e ne fosse rimasta fuori”, ha dichiarato Joseph Macklin, ex cognato di Good, al Washington Post. “So che ci sono famiglie che vengono separate… ed è straziante, ma ora è la nostra famiglia a essere stata colpita”.

Spesso diciamo che solidarietà è una parola e la Good ha agito esercitando i diritti democratici che tutti noi abbiamo, anche se siamo immigrati, di documentare l’attività della polizia ed esprimere la nostra opinione.

Claude Cummings Jr, presidente del sindacato Communications Workers, ha collegato la solidarietà della donna alle lotte sindacali. “Nel nostro sindacato è tradizione indossare abiti rossi ogni giovedì per onorare un membro molto speciale della CWA, Gerry Horgan, ucciso mentre esercitava il diritto elementate di scioperare e partecipare a un picchetto”, ha scritto Cummings in un comunicato. “Proprio come Gerry, Renee Nicole Good è stata uccisa mentre esercitava il suo diritto costituzionalmente protetto di esprimersi e di essere solidale con la sua comunità”.

Il Bene contro l’ICE

Noi siamo ciò che facciamo. Se la scelta che dobbiamo affrontare è tra il Bene e l’ICE, gli abitanti di Minneapolis scelgono il Bene [gioco di parola tra Good, il cognome della donna e good=bene]. Si stima che circa 10mila persone il 7 gennaio abbiano partecipato a una veglia con fiaccole per celebrarne la vita. Una era Daniel Mendez-Moore, organizzatore sindacale della SEIU Local 26 nelle Twin Cities.

“L’unico motivo per cui in questa foto non c’è il mio sangue è la pura fortuna”, ha scritto in un post su Facebook con una foto del sedile insanguinato del SUV della Good. “Anch’io vivo a tre isolati dal luogo dell’omicidio. Anch’io accompagno i miei figli a scuola la mattina. Anch’io fermo la mia auto per osservare gli agenti federali quando sono nel mio quartiere”.

“Condivido questa foto orribile per esortare chiunque di voi sia ancora indeciso: se mi volete bene, l’unico modo per proteggere la mia vita è agire”, ha scritto. “Non importa cosa fate… basta fare due passi in più rispetto a quel che state facendo ora per fermare questo [fascismo] strisciante. Questo è infatti l’unico modo per salvarci la vita”.

Il giorno dopo l’omicidio è stata diffusa la notizia che agenti dell’ICE avevano sparato e ferito un uomo e una donna a Portland, nell’Oregon. Un portavoce dell’ICE li ha accusati di aver usato un veicolo come arma per investire gli agenti delle forze dell’ordine.

“C’è stato un tempo in cui potevamo fidarci delle loro parole. Quel tempo è ormai lontano”, ha affermato il sindaco di Portland Keith Wilson, chiedendo all’ICE di andarsene e di avviare un’indagine indipendente sulla sparatoria.

Cosa può fermare tutto questo? “La mia morale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi”, ha dichiarato Trump al New York Times, riflettendo sul suo potere, dopo gli attacchi militari degli Stati Uniti contro il Venezuela e il rapimento del presidente del Paese.

Ma fermarlo sta a noi. Per costruire il movimento di massa di cui abbiamo bisogno occorreranno milioni di persone che agiscano come Renee Good, compiano buone azioni e creino sani problemi.