The Weight of the Printed Word. Text, Context and Militancy in Operaismo. Un libro di Steve Wright

di Daniele Balicco

Steve Wright è noto in Italia per essere l’autore della migliore monografia esistente sulla storia dell’operaismo: Storming Heaven (trad. it. L’assalto al cielo. Per una storia dell’operaismo, Puerto Alegre, Roma 2008). A distanza di quasi vent’anni da questo primo volume – l’edizione inglese è del 2002, ma sappiamo dall’autore che quel saggio è in realtà un’elaborazione di una tesi di laurea precedente, scritta addirittura alla fine degli anni Ottanta’80 – Wright torna di nuovo a occuparsi del movimento anti-sistemico italiano. Questa volta però lo fa osservandolo da un’angolatura teorica originale e, mi pare, relativamente inedita.

Il precedente lavoro era organizzato come un saggio storico-politico tradizionale: Storming Heaven seguiva infatti l’itinerario dell’autonomia italiana, ricostruendolo attraverso l’analisi della nascita dei gruppi, dell’elaborazione ideologica di alcuni suoi protagonisti (su tutti: Panzieri, Tronti, Alquati, Negri, Bologna), attraverso la messa a fuoco di una metodologia originale (l’inchiesta operaia) e di un attrezzo teorico guida – il concetto di composizione di classe. Con questo nuovo lavoro – intitolato The Weight of the Printed Word. Text, Context and Militancy in Operaism, (in uscita per le edizioni Brill nel 2021) – l’operaismo viene invece studiato come fosse un soggetto collettivo impersonale, con uno sguardo a metà strada fra storia sociale e antropologia politica. Il punto di osservazione scelto è infatti quello della scrittura stampata come documento materiale. Wright la analizza seguendo molteplici ipotesi di ricerca: anzitutto come forma di elaborazione teorica individuale, come strumento di auto-consapevolezza di gruppo, come arma simbolica orientata a galvanizzare il conflitto, come “impalcatura” per l’edificazione selettiva del ceto politico militante; ma la scrittura stampata è anche un testo fisico, un oggetto materiale che necessita di piccoli o grandi investimenti per essere prodotto, così come della creazione di una rete di distribuzione capillare – autonoma, ma a volte anche sovrapponibile a quella dell’editoria tradizionale – per raggiungere la comunità di militanti, per coinvolgerla, appassionarla e attivarla. Infine, il testo scritto può essere osservato nella sua materialità anche come oggetto di consumo individuale, come un segno di appartenenza identitaria e come uno strumento di relazione fra attivisti.

Organizzato in sette sezioni distinte, questo saggio analizza – dividendolo per tipologie, funzioni e contesti – uno sconfinato repertorio di documenti eterogenei: saggi, corrispondenze epistolari, volantini, pamphlet, giornali, riviste, articoli, inchieste, interviste, documenti interni, manifesti, romanzi, testi radiofonici. Impressiona la mole dei materiali studiati; impressiona la cura minuziosa dei dettagli con cui lo studio è condotto. Le prime due sezioni del volume – tutto sommato tradizionali nell’oggetto d’analisi – affrontano, di questa tradizione politica, i documenti stampati più noti. Il lavoro di Wright parte infatti dallo studio della forma di comunicazione distintiva dell’operaismo italiano: l’inchiesta di fabbrica. Wright ricostruisce minuziosamente la storia di come è nata la prima inchiesta alla Fiat del 1960-1961 attraverso lo studio delle discussioni interne al primo nucleo di attivisti torinese (Rieser, Mottura, Accornero, Gallino, i Lanzardo, Alquati e Gobbi), presentando i testi preparatori dell’inchiesta, il rapporto con Montaldi, gli scambi epistolari mediati da Panzieri con il gruppo romano e infine la progressiva divaricazione fra gruppo “sociologico” e gruppo “politico”. La seconda sezione si occupa invece della forma saggio, quindi dei testi stampati degli autori più noti; collocandola però all’interno dello sviluppo dell’industria culturale italiana e della rete di riviste politiche che, a partire dagli anni ’50, preparano la teoria che guiderà la stagione del conflitto nel successivo ventennio; molto originale, in questa sezione, la ricostruzione della rete di relazioni che intreccia la storia dell’operaismo con il mondo dell’editoria (partendo da Panzieri con Einaudi e Negri con Feltrinelli, fino allo sviluppo delle case editrici di movimento) e con quello della ricerca universitaria.

Disegno: Malov
Disegno: Malov

A partire dalla terza sezione, il volume entra nel vivo dell’analisi dei testi scritti privi di firma individuale, fra cui molti articoli su rivista, ma soprattutto volantini, manifesti, ciclostile, opuscoli. Sono queste le tracce impersonali della vita politica di un soggetto collettivo, le forme elementari della sua soggettivazione. Grande risalto viene giustamente dato all’analisi del contenuto della forma e a come quest’ultima orienti significativamente la relazione politica fra soggetti e contesti, come nel caso del costituirsi dell’Assemblea studenti/operai a Torino nel 1969. La produzione di volantini, ciclostile e manifesti, per lo più affidata agli studenti, servì in questo contesto a sperimentare una alleanza di tipo nuovo fra ceto operaio e ceto politico; un’alleanza anzitutto di tipo conoscitivo, dove la reciproca sollecitazione creò uno spazio comunicativo inedito fra mondo esterno e mondo interno ai luoghi della produzione industriale. Furono soprattutto i volantini a galvanizzare il conflitto, a orientarlo, informando sulle azioni intraprese e su tutto quello che stava accadendo, fuori e dentro la fabbrica. Il volume continua ricostruendo l’ecosistema mediatico di Potere operaio, a partire dalla riflessione interna sulla strutturazione del partito per arrivare fino allo studio delle strategie di comunicazione esterna, nella lotta per l’egemonia sugli altri gruppi extra-parlamentari (fra cui il progetto fallito di un quotidiano con il gruppo del Manifesto, la creazione del periodico Potere operaio del lunedì, gli opuscoli marxisti Feltrinelli). La parte finale del saggio è dedicata invece all’analisi della scrittura stampata di una serie di gruppi minori dell’Autonomia, soffermandosi in particolare sull’esperienza di Rosso, sull’impatto dell’avvento delle radio libere (su tutte, Radio Onda Rossa), sui testi del Comitato operaio di Porto Marghera, di Lavoro Zero e di Lotta femminista.

La ricostruzione minuziosa di questo intero universo di scrittura stampata si chiude con una riflessione amara sul suo annientamento: è a partire dall’inchiesta giudiziaria “7 aprile” infatti che iniziò in Italia una sistematica distruzione di tutti questi materiali, nella maggior parte dei casi ridotti a semplici documenti sequestrabili in quanto prove indiziarie di appartenenza politica. Con la distruzione della scrittura stampata non sparì però solo la memoria di quello che fu, ma anche la possibilità di capire per quale ragione la potenza impressionante di questo laboratorio politico si sia dissolta così rapidamente, in uno scontro giocato ad armi impari, come un’impronta lasciata improvvidamente sulla sabbia una volta salita la marea. Potremmo forse leggere questo nuovo lavoro di Steve Wright anche come un saggio di archeologia politica. E per almeno due ragioni. Perché ci mostra la forma di vita elementare – che cosa ha significato essere liberi – all’interno dell’ultima comunità anti-sistemica di massa, prima della rivoluzione digitale. E perché ci costringe però, nello stesso tempo, ad alzare lo sguardo ben al di là dei confini di quella comunità e del nostro Paese se vogliamo capire il senso del suo annientamento.

Bibliografia

Steve Wright, Storming Heaven. Class Composition and Struggle in Italian Autonomist Marxism, Pluto Press, London 2002 (trad. it. L’assalto al cielo. Per una storia dell’operaismo, Edizioni Alegre, Roma 2008).

Steve Wright, The Weight of the Printed Word. Text, Context and Militancy in Operaismo, Brill, London 2021.