Composizione di classe e lotte alla Fiat sul finire degli anni Settanta
Un laboratorio della sconfitta operaia e del nuovo sistema di relazioni industriali in Italia
Come cambiò nel corso degli anni Settanta la classe operaia Fiat? Che ruolo ebbero, in particolare, le massicce assunzioni operate dall’azienda nella seconda metà del decennio (dopo un lungo periodo di sostanziale stasi del turn over), paragonabili dal punto di vista quantitativo a quelle operate negli ultimi anni Sessanta ma che in larga maggioranza riguardarono una forza-lavoro con caratteristiche sociali e culturali diverse da quelle delle generazioni precedenti? Quanto influirono quei cambiamenti sulle lotte e sui comportamenti operai, soprattutto nell’ultima parte del decennio, nel biennio 1979-1980 e nelle vicende che segnarono la clamorosa sconfitta dei movimenti di classe? E quanta consapevolezza ci fu all’epoca, nelle organizzazioni dei lavoratori, della rilevanza di quelle trasformazioni?
Attorno a questi interrogativi si è sviluppato a Torino, a iniziare dall’estate del 2025, un confronto tra alcuni compagni che fanno riferimento a Officina Primo Maggio, sfociato nella formazione di un gruppo di lavoro, coordinato da Corrado Borsa, del quale fanno parte attualmente Silvia Belforte, Salvatore Cominu, Massimo Corrias, Marco Meotto, Stefano Musso, Fulvio Perini, Marco Revelli, Marco Scavino e Adriano Serafino. Dopo una prima fase di discussione a tutto campo, si è scelto di iniziare il lavoro dall’analisi di due momenti importanti del dibattito dell’epoca su questi temi: il convegno svoltosi a Torino nell’ottobre del 1979, promosso da un gruppo di riviste legate, sia pure in forme diverse, all’area rivoluzionaria dei movimenti di classe (prima fra tutte «Primo Maggio») e intitolato Vecchi e nuovi operai nella Fiat che cambia, i cui atti furono pubblicati qualche mese dopo dalla rivista di sociologia «Inchiesta» (a. X., n. 44, marzo-aprile 1980); e il volume Il fondo del barile. Riorganizzazione del ciclo produttivo e composizione operaia alla Fiat dopo le nuove assunzioni (Milano, La Salamandra, 1980), scritto da Silvia Belforte con la collaborazione di Martino Ciatti.
Sin dall’inizio, nel gruppo di lavoro c’è stata la piena consapevolezza che questo tema si intrecci strettamente con altre questioni della massima importanza, per quanto riguarda sia le dinamiche conflittuali in fabbrica negli ultimi anni Settanta (la tenuta dei livelli di organizzazione costruiti a partire dalle lotte dell’autunno caldo, la dialettica tra organizzazione e autonomia dei comportamenti operai, l’incidenza della crisi economica internazionale, il peso delle trasformazioni tecnologiche e organizzativa introdotte dall’azienda, la precipitazione alla fine del decennio dello scontro sociale e politico più generale, le scelte dei partiti politici di riferimento delle confederazioni sindacali, l’aumento delle incertezze e delle divisioni tra i lavoratori, il ruolo della lotta armata, l’esistenza o meno di un disegno preciso all’interno della dirigenza aziendale), sia il significato, la portata e le conseguenze della sconfitta registrata nel 1980 alla Fiat (tanto all’interno del sindacato, quanto nella capacità operaia di fronteggiare i processi di ristrutturazione produttiva e di restaurazione del comando d’impresa che si estesero progressivamente a livello nazionale). Al tempo stesso, tuttavia, si è voluto evitare il rischio di allargare troppo (e in maniera troppo frettolosa) il progetto, pretendendo di mettere capo a una rilettura complessiva di quelle vicende (sulle quali, d’altra parte, esiste da tempo un’ampia letteratura di carattere storico, sociologico, memorialistico, di diverso orientamento) e si è scelto pertanto di approfondirne in questa prima fase alcuni aspetti specifici (quelli, appunto, relativi ai mutamenti della composizione della classe operaia Fiat dell’epoca), la cui rilevanza ci sembra sia stata spesso sottovalutata negli studi e nella memoria collettiva di quegli anni.
Su queste basi si è proceduto quindi alla realizzazione di tre interviste, videoregistrate. La prima a Silvia Belforte, incentrata principalmente sul ruolo che ebbe all’epoca il lavoro di ricerca militante, svolto a diretto contatto con le lotte e con le organizzazioni dei lavoratori, e supportato in parte da alcuni dipartimenti universitari. La seconda e la terza a Fulvio Perini e ad Adriano Serafino, all’epoca dirigenti rispettivamente della Cgil e della Fim-Cisl, con i quali si è cercato di mettere a fuoco le dinamiche (e le contraddizioni) delle lotte alla Fiat negli anni Settanta, con particolare riferimento agli avvenimenti cruciali del biennio 1979-1980. Una quarta intervista, attualmente in via di programmazione, verrà fatta a uno dei 61 operai licenziati dall’azienda nell’ottobre del 1979.
Il progetto, che si protrarrà sino alla primavera-estate del 2027, prevede anche la pubblicazione di materiale documentario relativo a questi temi.
Ecco un primo indice del progetto, i collegamenti ai singoli articoli verranno aggiornati dopo che verranno pubblicati:
2) Intervista a Fulvio Perini, nella segretaria regionale Cgil del Piemonte dal 1978 al 1988;
3) Intervista ad Adriano Serafino, segretario generale FIM e FLM torinesi negli anni ’70;
4) Intervista ad Angelo Caforio, fra i 61 licenziati dalla Fiat nel 1979, delegato FLM a Mirafiori
La foto è di Mauro Raffini, tutte le informazioni qui https://lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3g080-0000238/?hid=FON-3g080-0000003&offset=1&sort=sort_date_int&view=fondi


