Storia e memoria

In ricordo di Mathias Deichmann

Pubblichiamo il ricordo di un amico recentemente scomparso allargando lo sguardo alla sua vicenda famigliare, che ha attraversato alcuni momenti cruciali della storia del Novecento.

Mathias Deichmann, che ci ha lasciati il 27 ottobre 2025, nasce in Assia a Bad Homburg vor der Höhe nel luglio 1943. Il padre, Hans Deichmann, era figlio del titolare di una banca privata trascinata in rovina dalla crisi del ’29. Diventerà un manager della IG Farben. Quando, durante la seconda guerra mondiale, si accorge che l’azienda collabora con le sue forniture allo sterminio di ebrei e di oppositori nei campi di concentramento, decide di trasmettere delle informazioni ai gruppi di resistenza, sia in Germania che in Italia. La sorella di Hans, Freya Deichmann, zia di Mathias, aveva sposato il conte Helmut James von Moltke, ritenuto uno dei principali ispiratori dell’opposizione a Hitler, legato a quelli che saranno gli organizzatori del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944 e condannato a morte dal Tribunale Speciale nel gennaio 1945. Von Moltke, proveniente da una famiglia che ha dato alcuni dei più importanti generali dell’esercito tedesco, aveva scelto come sede per gli incontri clandestini la sua tenuta di Kreisau in Slesia (da cui il nome di Kreisauer Kreis, Circolo di Kreisau). Allo scoppio della guerra era stato arruolato nel controspionaggio militare dell’Ammiraglio Canaris, posizione che gli permise di venire a conoscenza delle atrocità che commettevano le SS. Da qui la decisione di fare il possibile per mettere fine agli stermini. Canaris sembra sia stato tra gli ideatori del fallito attentato a Hitler, per questo arrestato, atrocemenrte torturato e strangolato nel Lager di Flossenburg nell’aprile 1945, qualche mese dopo che von Moltke era stato giustiziato.

Mathias, le sorelle Maria Ricarda, il fratello Thomas e la madre Senta si erano trasferiti nel 1948 in Italia, dove il padre, una volta liquidata la I.G. Farben dall’amministrazione alleata, aveva trovato una nuova occupazione in una grossa azienda di commercio di prodotti chimici, fondata da alcuni amici italiani e di cui Hans divenne Presidente nel 1949, la S.A.S.E.A. Abitarono in varie località vicine al Lago Maggiore prima di stabilirsi definitivamente a Inverigo. Nel 1963 Mathias superò l’esame di maturità in un liceo milanese, poi si iscrisse alla Statale per studiare storia, economia e sociologia. Vi si dedicò con molto impegno, organizzando anche dei seminari autogestiti con una visione citica della storia dell’impresa, ma non portò a termine gli studi, perché nel frattempo le coordinate del suo progetto di vita si erano spostate su terreni militanti. Era entrato in contatto con il gruppo che darà vita al Nuovo Canzoniere Italiano (Giovanna Marini, Roberto Leydi, Dario Fo, Cesare Bermani ed altri). Così lo ricorda Cesare Bermani:

“Mathias Deichmann, al di là del suo amore per la musica da camera, è stato anche editore di dischi jazz per collezionisti (in particolare edizioni rare con concerti dal vivo) ed è stato uno dei primi ricercatori sul campo di canti popolari. Si unì al Nuovo Canzoniere Italiano nel 1964 e fu tra gli aderenti a L’altra Italia. Prima rassegna della canzone popolare vecchia e nuova articolata in nove serate tenutesi dal 6 marzo al 29 maggio 1964 alla Casa della Cultura di Milano. Nella sua casa di Inverigo, in Brianza, ebbe luogo dal 4 al 6 luglio ’64  un importante seminario dedicato ai problemi della razionalizzazione del folklore, con una giornata di ricerche sul campo e relazioni di Alberto Mario Cirese, Roberto Leydi e Italo Sordi. L’anno successivo dal 19 al 21 Marzo si svolsero a Modena i lavori del secondo Convegno  di Studi sul Folklore Padano, organizzato dalla locale Direzione dell’Enal con l’ausilio di un Comitato di esperti, dedicato a “La religiosità popolare nella Valle Padana” e sembrò una buona occasione per far conoscere il lavoro che conducevamo sul mondo popolare, polemizzando con i folkloristi di allora che, nella stragrande maggioranza, studiavano i canti popolari come fossero poesia popolare, limitandosi a lavorare sui testi, e trascuravano le musiche. 

Poco prima del convegno ciclostilammo il primo degli strumenti di lavoro/archivi del mondo popolare che si intitolava ‘Osservazioni sui canti religiosi non liturgici con esempi di ricerca in alcune località della Valle Padana, a cura di Roberto Leydi e Annabella Rossi. Ricerche di Gian Luigi Arcari, Dante Bellamio, Cesare Bermani, Franco Coggiola, Mathias Deichmann, Roberto Leydi, Bruno Pianta’. Alla preparazione del fascicolo, tirato in 100 copie numerate, collaborarono anche Gioietta Dallò, Sandra Mantovani e Silvana  Roncaglia. La copertina fu un progetto grafico di Armando Milani. Uscì a Milano presso le appena nate Edizioni del Gallo, nel marzo 1965. L’introduzione, firmata anche da Annabella Rossi, è però del solo Roberto Leydi. Il testo dei canti era accompagnato dalla partitura. Roberto Leydi allora non sapeva trascrivere musica e quindi ci si appoggiava a Luciano Berio, che aveva già trascritto le musiche per il volume Canti sociali italiani oppure a Giovanna Marini, unitasi al nostro gruppo con lo spettacolo Bella ciao, l’anno precedente. Al Convegno di Modena, il giorno 20, lesse l’intervento Roberto Leydi, che venne poi stampato anche negli atti del convegno, mentre Franco Coggiola e Mathias  Deichmann presentarono, facendoli ascoltare al magnetofono, alcuni dei canti religiosi raccolti sul campo, estrapolati da sedute di registrazione in cui erano stati raccolti anche canti sociali, canti narrativi e canti da foglio volante che non erano di argomento religioso. Infatti, i canti religiosi e anche le preghiere raccolte sul campo venivano per lo più cantate assieme a canzoni di tutt’altro contenuto. In vista della ciclostilatura dello strumento di lavoro, Mathias aveva condotto una ricerca assieme a Bruno Pianta a Sirone e Cassago, in provincia di Como,  tra il luglio 1964 e il marzo 1965, registrando 36 pezzi. E quelli religiosi vennero riportati nel fascicolo ciclostilato all’ultimo momento in vista del convegno di Modena. Ricordo ancora Mathias stravolto, alle quattro di mattina, alle prese con il ciclostile poco funzionante, venirsene fuori con una parodia della preghiera “Mì vù ‘n lèt /con l’angel perfèt”, trasformata in  “Mì vù ‘n lèt /con il ciclostìl perfèt”. Il 9 maggio 1965 viene registrata la manifestazione per il Ventennale della Resistenza. A occuparsene sono tre coppie di ricercatori: Rudi Assuntino e Cesare Bermani; Franco Coggiola e Mathias Deichmann; Dante Bellamìo e Bruno Pianta. Si è trattato della più importante registrazione di canti della Resistenza italiana. Le registrazioni delle prime due coppie di ricercatori saranno utilizzate per il disco Nove maggio 1965. Canti della Resistenza italiana 10 (I Dischi del Sole, DS 55). Ricordo ancora che Mathias tradusse per la rivista “Il Nuovo Canzoniere Italiano”(Milano, Edizione del Gallo, n.9-10,agosto 1966, pp.42-49), l’importante saggio di Erbert Kleye, Canti proletari italiani in Germania. Allora, già da qualche mese, era iniziato il suo distacco dal Nuovo Canzoniere Italiano, in seguito alla scissione del gruppo e alla rottura tra Gianni Bosio e  Roberto Leydi, cui era particolarmente legato. Le sue registrazioni sono ora conservate a Bellinzona, nell’archivio di Roberto Leydi”.

L’amore per la musica aveva radici profonde nella famiglia Deichmann. Quando erano giovani, i genitori di Mathias avevano fatto parte di un circolo di amici – il circolo di Schwarzwald – che si era stabilito a Vienna e del quale facevano parte anche giovani musicisti. Da qui erano nate delle amicizie di lunga durata, una delle più strette  fu quella con il pianista Rudolf Serkin, il quale organizzava dei festival di musica a Marlboro in Canada e Mathias accompagnava sua madre a queste manifestazioni. Come vedremo, questo attaccamento alla musica classica si sarebbe manifestato appieno negli ultimi decenni della vita di Mathias.

Negli anni 70 la sua vicinanza ai movimenti della cosidetta “nuova sinistra” gli procurarono delle disavventure che avrebbero potuto costargli caro. Ricorda ancora Cesare Bermani:

“Un mese dopo l’uccisione del commissario Luigi Calabresi, a causa di un articolo su Epoca di Livio Caputo ispirato da fonti di polizia, si indicava in “M.D.” le iniziali del presunto assassino. Il ritratto che nell’articolo se ne faceva, a mo’ di identikit, sembrava corrispondere a quello di Mathias. Sospettato di essere il killer del commissario, Mathias pensò bene di squagliarsela in Svizzera, dove viveva la sorella. Suo padre Hans domandò in questura, ai magistrati, alla polizia tedesca, che cosa ci fosse contro il figlio ma si sentì rispondere da tutti che non c’era nulla. Fu interessato persino il ministro degli esteri tedesco e la cosa si risolse in nulla, ma ciononostante il permesso di soggiorno a Mathias, una volta chiarito l’equivoco, non fu ridato che nel 1983, e anche allora solo in via “sperimentale”, diventando definitivo solo nel ’92. In casa Deichmann le tribolazioni per quel permesso di soggiorno sono state per vent’anni un’ingiustificata spada di Damocle e un argomento quasi quotidiano di conversazione.”. 

La posizione sociale del padre, Hans Deichmann, era tale da permettergli notevoli entrature – del resto era stato lui a rimettere in piedi la Camera di Commercio italo-tedesca dopo la guerra – ma questa posizione sociale privilegiata non lo portò a disinteressarsi dei problemi sociali, anzi. Hans Deichmann aveva accumulato con l‘azienda chimica notevoli capitali, che decise d’investire in una Fondazione dedicata al sostegno dei disabili e in genere alle persone in difficoltà e ai loro figli, la Fondazione ‘Omina Freundeshilfe’, di cui fu Presidente dal 1987 al 2000, lasciandone poi la direzione alla figlia Maria Lauper-Deichmann; nel consiglio di Aministrazione di Omina negli anni Duemila entrò a far parte anche Mathias. Tra le tante attività che la Fondazione esplicò, di particolare interesse per noi è quella a sostegno del centro di ricerche sulla storia sociale del XX e XXI secolo di Karl Heinz Roth e della sua compagna Angelika Ebbinghaus. Roth, studente di medicina, è stato il terzo grande leader del ’68 tedesco, accanto a Rudi Dutschke e Hans Jürgen Krahl. Attivo a Amburgo, fece parte del Direttivo del SDS, Sozialistischer Deutscher Studentenbund. Fortemente interessato all’operaismo italiano, venne a Milano nel 1970 per incontrare Sergio Bologna, allora piuttosto conosciuto nell’ambiente della “nuova sinistra” tedesca e della Friedensbewegung, anche per i suoi lavori di storico dell’opposizione tedesca al nazismo, in particolare quella interna alla chiesa evangelica. Roth tornò in Italia ancora per conoscere Toni Negri e i suoi collaboratori all’Istituto di Dottrina dello Stato dell’Università di Padova, Luciano Ferrari Bravo, Alisa Del Re, Ferruccio Gambino, Guido Bianchini e altri. Il suo libro “L’altro movimento operaio. Storia della repressione capitalistica in Germania dal 1980 ad oggi” sarà tradotto e pubblicato nella collana di Feltrinelli “Materiali marxisti”, diretta da Toni Negri e Sergio Bologna. Roth, che aveva messo in piedi un gruppo con forte orientamento operaista, Proletarische Front, verrà arrestato in circostanze drammatiche nel 1975. La rivista “Primo maggio”, diretta da Sergio Bologna, nella cui redazione entrerà proprio in quello stesso anno Cesare Bermani, si farà promotrice di una forte campagna di solidarietà per ottenere la liberazione di Roth. Si saldano in questo modo dei legami che durano tutt’ora e che porteranno poi diversi studiosi e militanti italiani a frequentare quegli spazi che hanno potuto esistere anche grazie alla generosità della famiglia Deichmann. Infatti Roth, uscito dal carcere, aveva ripreso la sua attività di medico aprendo uno studio nel quartiere proletario di Amburgo-St. Pauli, ma si dedicherà sempre più alla ricerca storica, conseguendo una seconda laurea in scienze storiche, e fondando nel 1986 con la sua compagna Angelika Ebbinghaus la ‘Hamburger Stiftung zur Sozialgeschichte des XX. Jahrhundertes’ (Fondazione di Amburgo per la storia sociale del ventesimo secolo) e la relativa rivista, dopo aver trovato chi gli fornirà i mezzi per creare un centro studi e una biblioteca specializzata. Questo organismo ha oggi al suo attivo quasi 40 anni di lavoro, se si prende come riferimento il primo numero della rivista, il cui nome iniziale, in formato cartaceo, era 1999. Zeitschrift für Sozialgeschichte des XX und XXI Jahrunderts e dal 2009, dopo che la sede della Fondazione era stata spostata da Amburgo a Brema, continua ad esistere online come Sozial.Geschichte Online (unipublico2.uni-due.de). Sergio (Fontegher) Bologna fa parte sin dall’inizio del Comitato Scientifico (Wissenschaftlicher Beirat) della Fondazione, anche dopo che ai vertici dell’organismo, oltre a Karl Heinz Roth e Angelika Ebbinghaus, è venuto a far parte Marcel van den Linden, considerato il fondatore della Global Labour History. Sul sito stiftung-sozialgeschichte. de si possono consultare tutti i numeri della rivista, che esce tre volte l’anno, e l’elenco delle pubblicazioni (in questi giorni sul sito si trova anche un lungo ricordo di Mathias Deichmann scritto da K.H. Roth). Quasi 40 anni di un lavoro costante e imponente dedicato alla storia della repubblica di Weimar e del regime nazista, che ha acquistato prestigio internazionale, soprattutto dopo aver aperto il capitolo degli Zwangsarbeiter, i lavoratori forzati nelle fabbriche del Reich, dando avvio a quella serie di riparazioni e risarcimenti ai superstiti, che hano scosso negli anni 90 l’opinione pubblica in Europa e negli Stati Uniti. Un lavoro che non sarebbe stato possibile senza il sostegno della Fondazione promossa da Hans Deichmann, morto nel dicembre 2004 nella sua casa di Bocca di Magra. A quel punto Mathias, entrato nel CdA di Omina, può tornare a dedicare i suoi  sforzi alla promozione della musica classica, in particolare alla musica da camera, della cui associazione diventa Presidente europeo. Lo ricorda così il musicologo Oreste Bossini, ben noto agli ascoltatori di Radio3:

“ECMA è una sigla forse misteriosa per la maggior parte del pubblico ma molto importante nel mondo della musica da camera. È l’acronimo di European Chamber Music Academy, una rete internazionale di istituzioni didattiche fondata nel 2004 dal leggendario quartettista Hatto Beyerle con la missione di formare e sostenere giovani formazioni cameristiche nel difficile e faticoso percorso verso la realizzazione del loro sogno professionale. Mathias Deichmann è stato il primo Presidente, e per lungo tempo tale, di questa meritoria iniziativa che raccoglieva l’esperienza di alcune tra le più influenti personalità della musica da camera europea come Piero Farulli (Quartetto Italiano), Norbert Brainin (Quartetto Amadeus), Milan Skampa (Quartetto Smetana), e dove sono cresciuti alcuni dei più importanti quartetti di oggi come il Quartetto di Cremona, il Quatuor Zaïde, il Minetti Quartett, il Meta4 Quartet. Non è un caso che Mathias sia stato scelto all’inizio come Presidente di un progetto che metteva insieme rigore artistico, gioventù musicale, sguardo al futuro, concretezza del fare. Mathias era tutte queste cose insieme, legate da una passione sconfinata per la musica e una generosità senza limiti nell’aiutare i giovani artisti, con i quali si trovava senz’altro più a suo agio che con dirigenti e notabili di ogni sorta. Dove poteva dare una mano, anche mosso forse da un’idea un po’ luterana di restituzione alla comunità dei benefici ricevuti, Mathias c’era, come quando si recò con un generoso assegno in mano da un esterrefatto Farulli per sostenere il progetto folle e visionario della Scuola di Musica di Fiesole, di cui è rimasto sempre un amico fedele. A Milano è stato per tanti anni una colonna discreta e senza smanie di protagonismo della storica Società del Quartetto, di cui non perdeva un concerto anche quando si era trasferito a vivere in Brianza. La sua bella casa in collina è stata spesso il rifugio di giovani artisti in cerca di quiete e forse risposte esistenziali, che magari Mathias aiutava a trovare nella semplicità di un gesto o nella saggezza di chi sa ascoltare. Ricordo come s’illuminavano i suoi occhi dopo un bel concerto, e anche come si rannuvolasse quando le cose, come capita spesso anche nella musica, non andavano per il verso giusto. A modo suo, con resilienza, Mathias era un lottatore, e non accettava di veder disgregarsi il mondo nel quale era cresciuto e che aveva così profondamente amato senza opporre resistenza, evitando di urlare e piangersi addosso ma sempre cercando di portare avanti qualcosa di positivo, di utile alla musica. Mancherà a molti, ma soprattutto a molti giovani musicisti che con lui hanno perso un disinteressato e sincero amico”.

E l’altra Deichmann di cui abbiamo parlato, Freya, la zia di Mathias, rimasta vedova giovanissima di Helmut von Moltke, che fine ha fatto? Dopo la guerra non sopportava più il suo paese e si era trasferita prima in Sudafrica, poi dopo un breve ritorno in Germania, negli Stati Uniti. Avrebbe dovuto ereditare la tenuta di Kreisau situata nella Slesia che, con la ridefinizione dei confini dopo la guerra, era venuta a trovarsi in territorio polacco. La tenuta è oggi proprietà dello stato polacco, Freya ci tornò per la prima volta dopo la guerra nel 1991 e dichiarò che né lei né i suoi figli ne avrebbero richiesto la restituzione. Nel novembre del 1989, subito dopo la caduta del Muro di Berlino, si tenne nella chiesa di Kreisau una cerimonia alla presenza del Cancelliere tedesco Helmuth Kohl e del primo ministro polacco Tadeusz Mazowiecki di Solidarnoscz, una simbolica riconcilizione tra Germania e Polonia che portò alla costituzione di una fondazione statale tedesco-polacca denominata ‘Fondazione di Kreisau per l’intesa europea’. Questo ente realizzò i lavori per riportare il sito al suo antico splendore. Parallelamente, gli eredi delle famiglie von Moltke e Deichmann costituirono la ‘Fondazione  Freya von Moltke per una nuova Kreisau’ che assunse la gestione del centro d’incontri internazionali e di manifestazioni artistiche, ospitato nell’antica tenuta. Freya morì a 98 anni, il 1 gennaio 2010, negli Stati Uniti. Aveva avuto due figli da von Moltke, Helmut Caspar e Konrad. Sergio (Fontegher) Bologna ricorda: “Mathias mi aveva fatto avere il DVD di un video dedicato alla vita di sua zia Freya. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a maggio di quest’anno al Conservatorio di Milano, per un concerto del pianista Andrea Lucchesini, un suo caro amico, che era andato a suonare anche a Kreisau qualche tempo prima.”