Disegno: Malov
Lavori,  Storia e memoria

LA NASCITA DEGLI SMAL: L’ESEMPIO DI SESTO SAN GIOVANNI

Milano e Torino fecero scuola

Il brano che segue è un estratto dal saggio:La nascita degli Smal: l’esempio di Sesto San Giovanni”, di Laura (Lalla) Bodini, presente nella raccolta, curata da Giorgio Bigatti, Lavoro e salute nell’Italia delle fabbriche, in uscita presso Mimesis. Il volume rientra nel lavoro di documentazione e ricerca svolto dall’Istituto per la storia dell’età contemporanea (ISEC) di Sesto San Giovanni, che nel 2023 ha prodotto anche una mostra sui temi del libro intitolata Lavoro? Sicuro! Prevenzione, comunicazione, protesta nel 900. Ringraziamo Lalla Bodini e Giorgio Bigatti per il loro permesso di pubblicare questo testo. 

A Torino, intorno a storici personaggi che purtroppo da tempo ci hanno lasciato, come Gastone Marri e Ivar Oddone, la Quinta Lega della Cgil torinese non solo coniò parole d’ordine, ma pure nuovi approcci e metodi politico-tecnici di studio della patologia dei lavoratori, o meglio degli operai, frutto velenoso della mancata prevenzione. Tra gli slogan più azzeccati e rispondenti al nuovo corso metodologico, ecco «La salute non si vende, la nocività si elimina» e «La lotta per la salute non è monetizzabile», contrariamente a quanto era accaduto fino a pochi anni prima anche sul versante dei contratti. Come la salute non era monetizzabile, l’analisi e la gestione delle condizioni lavorative non erano delegabili. Tecnici e operai potevano lavorare insieme, ma senza deleghe in bianco ai primi.

Nella realtà milanese, il sindacalista Antonio Pizzinato e tanti delegati di Consigli di fabbrica vennero più volte nella facoltà di Medicina occupata per spiegare i problemi inerenti alle condizioni di lavoro. L’esperienza e le lotte dei lavoratori, del gruppo operaio omogeneo di linea, divennero un punto nodale del lavoro sindacale, ma anche base di un paradigma scientifico, laboratorio vivente per uno studio partecipato delle condizioni di lavoro e di riflessione sullo stato di salute delle maestranze.

Le parole forno e treno a noi ignari studenti ricordavano, al massimo, pane caldo e viaggi, non certamente l’inferno dantesco delle industrie siderurgiche (forni, treni di laminazione), così come la catena di montaggio immaginata nel film Tempi moderni di Charlie Chaplin divenne reale nei racconti degli addetti dell’Alfa Romeo di Milano.

Nascevano i collettivi studenteschi, il Movimento studentesco di medicina, le lezioni alternative, la rivista «Medicina al servizio delle masse popolari» che ospitò numerose firme prestigiose e che affrontò tanti temi: dall’epidemia di colera, agli aborti bianchi, dagli infortuni ai tumori da lavoro. Alle Commissioni interne erano subentrati da tempo i Consigli di fabbrica, ci si parlava dalla scuola ai luoghi di lavoro.

Molti di coloro che avevano scelto di diventare medici si specializzarono in medicina del lavoro e cercarono di operare dalla parte dei lavoratori e, ancor meglio, di studiare le condizioni di lavoro confrontandosi soprattutto con i suoi protagonisti. Furono così pronti a operare nelle strutture dedicate che stavano nascendo nella Provincia di Milano e via via in tutta la Lombardia e in parecchi Comuni italiani.

Per capire l’epoca, ci sono alcuni passaggi che rimarranno nella storia del rapporto medicina-lavoro:

– il convegno del Patronato sindacale Inca del 1964

– l’affermazione nei contratti collettivi dei Comitati sulla sicurezza (contratto chimici nel 1964, metalmeccanici nel 1966)

– l’introduzione dei limiti (MAC TLV) nel contratto dei lavoratori chimici (1969)

– lo Statuto dei lavoratori del 1970

– il Congresso unitario sindacale di Rimini del 1972.

L’interesse scientifico e politico nei confronti delle condizioni di lavoro investì non soltanto le facoltà di Medicina e in particolare le Cliniche del lavoro, a cominciare da quella di Milano …(nata nello stesso anno, il 1906, della Cgdl-Confederazione generale del lavoro, dal 1944 Cgil), ma anche, seppure in un secondo tempo, altre facoltà scientifiche: il Politecnico di Milano, quelle di chimica, quelle umanistiche (lettere, sociologia, giurisprudenza).

A onor del vero i problemi di sicurezza impiantistica, di igiene del lavoro e di tutela ambientale, oggi assolutamente in prima fila, coinvolsero in misura minore i contenuti di studio delle facoltà scientifiche, con alcune eccezioni di rilievo nel capoluogo lombardo: lo storico gruppo di lavoro in elettrochimica e metallurgia del Politecnico, diretto dal compianto Bruno Mazza, del quale sono stata allieva; i ricercatori della facoltà di Chimica dell’Università degli Studi, con il loro direttore Vladimiro Scatturin; e quelli dell’Istituto di statistica medica e biometria della facoltà di Medicina guidato da Giulio Maccacaro, collaboratori di varie indagini in collegamento con la rivista «Sapere» e il gruppo di Medicina democratica.

Anche la magistratura fu investita da questa ventata di rinnovamento: nacquero organizzazioni di magistrati, come Magistratura democratica e alcune procure della Repubblica cominciarono a occuparsi con grande efficacia e determinazione dei processi penali e civili per cause sia di infortuni, sia di malattie da lavoro. Fu un periodo importante perché furono inoltre istituite, seppur in pochissimi Mandamenti giudiziari, delle sezioni specializzate in materia: quelle che, più avanti e in altri ambiti penali, si sarebbero chiamate pool.

Furono anni di scioperi per avere condizioni di lavoro migliori in fabbrica, ma anche Servizi pubblici per lo studio delle condizioni di lavoro.

Agli inizi degli anni settanta alcuni Comuni e Regioni governati da giunte di sinistra promossero i Servizi territoriali di prevenzione nei luoghi di lavoro, appunto gli Smal [Servizi di medicina per gli ambienti di lavoro] con medici e tecnici specializzati in materia. La creazione della rete istituzionale di tali Servizi fu resa possibile da una illuminata legge, la numero 37 del 5 dicembre 1972, approvata dal Consiglio regionale lombardo che aveva come vicepresidente Carlo Smuraglia. Istituendo i Comitati sanitari di zona, la legge favorì, anche dal punto di vista gestionale e amministrativo, il consolidarsi in ogni territorio di Servizi fortemente innovativi sia nel merito che nel metodo e non esclusivamente nell’ambito della medicina del lavoro, ma a tutto campo: anticipando così, anche nei contenuti, la legge di Riforma sanitaria numero 833 del 1978, che istituiva il Servizio sanitario nazionale. Sorsero infatti in quegli stessi anni i Servizi territoriali di psichiatria, i Centri di igiene mentale che supportarono sul territorio la Riforma Basaglia e la chiusura di molti ospedali psichiatrici. Nacquero inoltre i Consultori familiari, che diffusero una cultura di prevenzione sia dei tumori femminili, sia di pratica anticoncezionale e di maternità consapevole.

La fondazione di una nuova medicina fu dunque anche merito dei ragazzi e delle ragazze del Sessantotto. La comparsa a inizio anni settanta di Servizi sanitari territoriali fu resa possibile dal pressing di forze sociali, studentesche, sindacali e culturali, ma anche dall’attenzione politica di alcuni amministratori locali: a Sesto San Giovanni Annunziata Cesani, ex partigiana e assessore alla sanità. Per quanto concerne l’esperienza sestese, scese in campo pure un grande e tenace leader sindacale, Antonio Pizzinato, già noto agli studenti … per una serie di incontri nella facoltà occupata di medicina proprio sui temi della salute in fabbrica, con interventi in diretta dei delegati di Alfa Romeo, Pirelli, Breda.

Si trattava di Servizi fortemente radicati nel territorio, multidisciplinari pur con scarsità di personale, espressione di una metodologia che imponeva la centralità dell’analisi dei cicli produttivi e dei loro rischi, con ciò mettendo in primo piano le attività di igiene industriale e di informazione, anziché quelle strettamente cliniche (che pure non mancavano), e le soluzioni ai problemi. In sintesi, gli ammalati erano proprio l’ambiente, il luogo e l’organizzazione del lavoro prima del singolo lavoratore. Non a caso la stessa denominazione dei Servizi, sebbene ancora oggi cambi da Regione a Regione, era incentrata su tale concetto.

I Servizi territoriali di prevenzione nacquero anche in un clima sociale e sindacale fortemente contestativo nei confronti dell’esperienza degli organismi pubblici statali precedenti.

La contestazione aveva come bersagli particolari l’Enpi (Ente nazionale prevenzione infortuni), compartecipativo e burocratico, e l’Ispettorato del lavoro, considerato, a torto o a ragione, poco incisivo nei confronti delle imprese (pur detenendo sino ai primi anni ottanta i poteri “forti” di polizia giudiziaria) e superato nella capacità tecnica e professionale, rimasta cristallizzata sui problemi della sicurezza e mai applicata, per esempio, ai problemi di igiene del lavoro, igiene industriale, medicina del lavoro. Enpi e Ispettorato, strutture fortemente centralistiche (oggi si direbbe romano-centriche), vennero ritenute dai lavoratori e dalle loro organizzazioni non più in grado di operare secondo i rinnovati paradigmi: la partecipazione dei soggetti all’azione di tutela, la «non delega» ai soli esperti della valutazione sui fattori di nocività, la promozione della salute attraverso la diffusione delle conoscenze, la rivendicazione di miglioramenti ambientali, una forte territorialità per rendere possibile controllo e accesso. Tale concetto si rafforzò anche istituzionalmente con la riforma sanitaria del 1978, che portò allo scioglimento dell’Enpi e al forte ridimensionamento dell’Ispettorato nel campo della tutela della salute nei luoghi di lavoro, con ciò premiando e consolidando l’esperienza dei Servizi pubblici territoriali di prevenzione nei luoghi di lavoro attinenti al versante sanità.


Il 28 aprile si è celebrata la Giornata mondiale della sicurezza sul lavoro. Abbiamo pensato di mettere insieme dei materiali utili a conoscere meglio le possibilità di partecipare attivamente al movimento per la tutela della salute sui luoghi di lavoro.

  1. Dal 25 aprile al 1° Maggio: non c’è antifascismo senza anticapitalismo!
  2. LA NASCITA DEGLI SMAL: L’ESEMPIO DI SESTO SAN GIOVANNI
  3. L’Osservatorio Olympus, strumento essenziale nella lotta per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro
  4. Cosa fa il governo per l’emergenza infortuni sul lavoro?
  5. Amazon e la forza-lavoro come commodity